Erratico Artificiale è un progetto che prevede la realizzazione di una sorta di grande masso dotato di ruote integrate nella propria struttura. L'opera assume le dimensioni di un veicolo da trasporto e riproduce le forme irregolari e accidentate di una roccia naturale, mentre le ruote, collocate nella parte inferiore, ne consentono la movimentazione senza imporsi come elemento dominante. La loro presenza è discreta ma inequivocabile: sufficiente a suggerire che quella massa apparentemente immobile possa spostarsi.
L'intervento agisce attraverso una minima alterazione dell'immaginario. Il masso erratico, che nella storia geologica testimonia un trasporto avvenuto in un tempo remoto per effetto dell'azione dei ghiacciai, viene restituito a una condizione di mobilità presente. Ciò che normalmente appare stabile, pesante e definitivo rivela improvvisamente una possibilità di movimento.
L'opera mette così in tensione due condizioni opposte: il peso e il viaggio, la permanenza e il transito, la roccia e il veicolo. Non rappresenta uno spostamento, ma lo rende pensabile. La montagna, tradizionalmente associata all'immobilità e alla durata, viene attraversata da una qualità nomade che ne altera la percezione.
Erratico Artificiale non imita la natura né intende sostituirsi ad essa. Utilizza una forma che appartiene all'immaginario geologico per introdurre un dubbio: che anche ciò che appare più stabile possa trovarsi soltanto in una condizione temporanea di sosta, pronto a riprendere il proprio cammino.